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San Quarín, cóme che parleán na uólta

Il libro, largamente autobiografico, é un omaggio a San Quirino, un paesino friulano descritto con la sua gente nella realtà degli anni 50/60 del secolo XX, prima che il boom ne modificasse la stessa struttura culturale, a seguito di un'immigrazione importante che provocó un mutamento radicale nella parlata originaria (il dialetto sanquirinese), oggi abbandonata a favore del veneto e dell'italiano.

Lo sviluppo narrativo ruota attorno al quotidiano: la vita di paese, le due famiglie (paterna e materna) dell'autore, i personaggi chiave (l'ostetrica, il postino, il sarto...); il tutto osservato con gli occhi del ragazzo che descrive la realtà di un'epoca oramai appartenente al nostro passato remoto.

Le radici del libro sono nel dialetto locale (una variante del friulano), utilizzato nell'opera e praticato dall'autore fino ai sei/sette anni, prima di trasferirsi con la famiglia a Milano e poi a Bruxelles. Una lingua mai dimenticata, che viene fissata sulla carta, prima che l'oblio la seppellisca per sempre con la scomparsa dei suoi ultimi praticanti: nel paese o fuori, fino alle terre remote dell'Australia e dell'Argentina.

Un omaggio ai ricordi di un tempo, ma anche un lascito alle generazioni future, perché possano ritrovare una traccia di quelle radici che anche loro hanno in comune con l'autore, la cui famiglia era, ancora un secolo fa, imparentata con almeno la metà della popolazione sanquirinese.